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Trecentosessantacinque giorni. Mi ero dato un anno di tempo per studiare il fenomeno, per definire i profili, per capire cosa stesse accadendo. Erano i primi giorni di gennaio 2010 e di lì a breve avrei messo in rete su wwworkers.it un progetto ambizioso quanto complesso: avrei raccolto le storie di gente comune – lavoratori e soprattutto lavoratrici della porta accanto – divenuti per necessità o per piacere wwworkers. Oggi quella ricerca sul campo – o per meglio dire in rete – è divenuta un libro edito da Gruppo 24 Ore e acquistabile anche online. E sempre oggi quella ricerca prosegue sempre qui, nella ricerca di nuovi wwworkers. Questo termine, che ho coniato qualche settimana prima, è frutto di una sintesi tra www (acronimo della rete) e workers (parola inglese che indica i lavoratori). Nel mio immaginario la parola avrebbe definito i nuovi lavoratori decisi ad abbandonare il posto fisso e il lavoro dipendente (a tempo determinato o indeterminato, ma anche cocopro e le varie soluzioni di precarietà continuativa) per imprenditorializzarsi e al contempo dare respiro alla propria passione di una vita, facendola diventare una professione. Come ha fatto Alessandro Carenza. Un giorno presentandosi in ufficio non ha avuto dubbi. Ha messo nero su bianco le sue ragioni e ha rassegnato le dimissioni da lavoratore a tempo indeterminato per una nota multinazionale del settore alimentare. Ha smesso i panni del travét e si è messo in proprio. Con l’aiuto della rete. È diventato un dog-sitter online e istruttore cinofilo. La sua passione per i cani l’ha fatta diventare una professione. Su Baubau.biz i clienti possono ora prenotare il suo servizio di dog-sitting per Fido. O come hanno fatto i Bertolucci, famiglia di artigiani itineranti in fiere e mercati. Altra storia, ma analogo destino baciato dalla rete. Un bel giorno hanno deciso di parcheggiare il furgoncino e di accendere il computer nel loro podere sulle colline del Chianti. Oggi hanno un negozio online. Su Ecoartigianato.com vendono cuscini in pula di farro bio. E le commesse non mancano. Alessandro e la famiglia Bertolucci sono wwworkers, ovvero world wide workers. Hanno lasciato un posto sicuro e si sono messi in proprio. Il tutto con il supporto (indispensabile) della rete. Come loro, centinaia di lavoratori di ogni ordine e grado in questi mesi mi hanno scritto e mi hanno raccontato la loro scelta di cambiare pelle, diventando wwworkers. Appassionati e intraprendenti per alcuni, soltanto incoscienti per altri. Non necessariamente nativi digitali (spesso hanno superato gli anta, e da molto). Ecco l’istantanea che coglie un trend che ha ribaltato gli stereotipi della italica predisposizione al posto fisso. Il 2010 ha così segnato la moltiplicazione di questo fenomeno apparso timi amente nel nostro Paese, incubato nel sottobosco della crisi economica per tutto il 2009.
Leggi la parte introduttiva della prefazione di Andrea Rota, Ebay. |







