Da pronunciare wwworkers è proprio brutto. Troppe vi: suona male, sa di antico. Figurarsi in radio. Eppure, fu proprio il microfono di una emittente nazionale (Radio24) a parlare per la prima volta dei world wide workers. Ricordo che all’inizio il conduttore di Novalab24, cioè il sottoscritto, fece molta fatica a digerire quel nome.
Ma non appena i telefoni del centralino cominciarono a squillare, non appena i wwworkers ebbero una propria voce, ecco che tutto divenne più chiaro. Avevamo dato un nome a un moto sociale, a un “colpo di testa” spontaneo e imprevedibile della nostra società. A una di quelle idee “malsane” che passano nella testa di tutti: adesso basta, cambio vita, lascio il posto fisso e inseguo la mia vera passione. Un paradosso in un paese come il nostro chemostra già da troppi anni tassi di disoccupazione
preoccupanti.
Le storie raccolte da Giampaolo Colletti a volte trattano la rete con sufficienza, la danno quasi per scontata. Una mancata gratitudine che dimostra una grandissima maturità. Le tecnologie da protagoniste si stemperano in altro. Finalmente internet non è il centro del racconto ma uno strumento di lavoro. La rete serve per farsi conoscere, per spiegare il servizio per contattare il maggior numero di potenziali clienti.
L'intera postfazione di Luca Tremolada è su WWWORKERS, edito da Sole24Ore. |